Campo di grano con cipressi
Giulia Gringiani
Credo che la forza interiore consista nel conoscere e nel riuscire ad abbracciare la propria complessità.

Il mio modo di lavorare nasce dall’incontro tra la mia formazione, l’esperienza professionale e il mio percorso personale. Nel tempo, esperienze e studi diversi hanno contribuito a costruire uno sguardo sulla persona che cerca di tenere insieme dimensioni che considero inseparabili: la sua storia e il contesto in cui vive, le sue relazioni, il suo mondo emotivo e cognitivo e la dimensione corporea. È da questo intreccio che nasce il mio approccio.

Ho scelto di raccontarti qualcosa di me affinché tu possa conoscere il mio approccio e decidere se è ciò che stai cercando.

Sono psicologa clinica con approccio neuroaffermativo, specializzata in psicologia transculturale e psicoterapeuta ad orientamento cognitivo in formazione, pratico yoga e mindfulness e coltivo da sempre una curiosità profonda per la realtà umana.

Fin da piccola sono stata curiosa di tutto ciò che mi circondava. Gli interrogativi che mi ponevo e il desiderio di comprendere le persone e il loro modo di stare nel mondo mi hanno portata a scegliere la facoltà di psicologia.

Dopo la laurea ho scelto di partire per l’estero, avendo l’occasione di lavorare in situazioni di emergenza e di particolare vulnerabilità: ho affiancato persone sopravvissute a importanti traumi e ho potuto osservare da vicino quanto le esperienze traumatiche impattino su corpo e mente. Ho fatto miei gli insegnamenti del dott. Renos K. Papadopoulos e della sua visione del trauma. Queste esperienze hanno contribuito in modo importante al mio modo di guardare alla persona, facendomi comprendere quanto sia necessario considerare la sofferenza nel contesto in cui si è sviluppata.

Una volta rientrata in Italia, ho proseguito la mia formazione in etnopsichiatria presso l’Istituto Beck di Roma e ho lavorato con adolescenti e adulti con problematiche di uso di sostanze e comportamenti devianti. Ho avuto modo, poi, di approfondire l’ambito dell’uso e abuso di sostanze stupefacenti e l’approccio psicosociale utilizzato in Danimarca, frequentando un corso presso l’Università di Psicologia di Aarhus.

Con il tempo ho sentito però il bisogno di affiancare a questo sguardo aperto e attento al contesto anche altri strumenti più specifici e validati, in particolare per alcune forme di sofferenza psicologica e psicopatologica. Da qui è nata la scelta di intraprendere la formazione in una scuola di psicoterapia appartenente alla SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva), scegliendo la Scuola MIND di Saronno – Psicoterapia cognitiva dell’età evolutiva e dell’adolescenza. Questo approccio integra le conoscenze provenienti dalla ricerca con strumenti e tecniche evidence-based, con particolare riferimento all’intervento con bambini e adolescenti, con le loro figure di attaccamento, e all’intervento con gli adulti, ma sempre con un’ottica evolutiva.

Un altro elemento che ha avuto un ruolo importante nel mio percorso personale, ma che ha avuto poi anche un risvolto professionale, è stato lo yoga: ho scoperto progressivamente quanto il modo in cui abitiamo e ascoltiamo il nostro corpo possa influenzare il nostro benessere, la consapevolezza di noi stessi e il nostro modo di stare nel mondo. È stata quest’esperienza che mi ha portata a guardare alla persona nella sua interezza, riconoscendo lo stretto legame tra dimensione corporea e mentale e vedendo queste due dimensioni come un’unica realtà. Da qui è nata la curiosità per la filosofia orientale, che mi ha affascinata progressivamente e mi ha portato ad approfondire, sul piano formativo, il filone della psicologia che riprende molti degli insegnamenti della filosofia orientale: mindfulness, ACT, approccio sensomotorio.

Nel mio percorso professionale e personale si è aggiunto, nel tempo, un ulteriore elemento di complessità: l’interesse per le neurodivergenze, ossia per funzionamenti neurologici diversi dalla media; in particolare, il mio interesse si è concentrato sull’ADHD – disturbo da deficit di attenzione e iperattività – e sulla plusdotazione. Ho scelto di approfondire il paradigma della neurodiversità, una prospettiva che considera la variabilità del funzionamento neurologico come parte normale della diversità umana e che ritiene che funzionamenti diversi dalla norma (ADHD, alcune forme di autismo, plusdotazione, DSA) non siano necessariamente patologici; possono però diventare fonte di sofferenza quando il contesto non riconosce o non accoglie i bisogni della persona con quel funzionamento atipico.

Da qui la decisione di abbracciare l’approccio neuroaffermativo: anziché correggere la persona per farla sembrare “normale”, con costi emotivi esagerati, si punta a comprendere il suo funzionamento, riconoscendone bisogni, caratteristiche, risorse e modalità peculiari di stare nel mondo. Capire come il proprio sistema nervoso reagisce agli stimoli, quali sono i propri bisogni sensoriali e relazionali e quali condizioni favoriscono o ostacolano il proprio funzionamento risulta centrale per poter raggiungere il proprio benessere e per dare un senso a esperienze vissute a lungo come fallimenti personali, riducendo il senso di colpa e di vergogna.

Ad oggi continuo ad approfondire il mondo delle neurodivergenze attraverso studi, corsi e risorse anche internazionali, dedicandomi in particolare all’ADHD e alla plusdotazione.